Luminal(3 plays)

only bass, drum, voice and harmonica.

Download

Luminal (con intervista) | Rockambula

“Se fai discorsi seri ti dicono che sei presuntuoso, se dici cose in maniera chiara e semplice ti dicono che sei adolescenziale, se dici la verità ti dicono che sei qualunquista, se non dici nulla ti dicono che ti lamenti e basta. Consiglio uso massiccio di benzodiazepine, grappa, una preghierina a satana e un vaffanculo a mammà ogni tanto che fa sempre bene.”

Savonarola, Mietta e Frank-N-Furter intervistati per Radio Bombay

In cucina a casa di mio padre ascolto questo disco col telefono appoggiato sul tavolo della cucina
lui sembra assente, poi mi guarda e dice:
“Ah ma cos’è, il vostro disco?”
“No papà, non è il nostro disco.”
“Ma non sta parlando di morte?”
“LOL”
Poi, per rendere perfetto questo momento, abbiamo mangiato e ci siamo ubriacati in silenzio, fissando il vuoto.

#ciaogianni

#ciaogianni

Luminal sul Mucchio Selvaggio di Giugno, recensione di Elena Raugei “È un disco destinato a colpire e dividere, Amatoriale Italia. Archiviati Canzoni di tattica e disciplina e Io non credo, i romani Luminal arrivano al terzo capitolo con stile rinnovato. Carlo Martinelli, Alessandra Perna e Alessandro Commisso, utilizzano voci, basso, batteria e armonica, affidandosi a registrazioni sovente in presa diretta, per tracciare un attualissimo affresco del nostro Paese. Ci riescono alla grande perché si affidano alla violenza pura, sia sonora, sia verbale. Da una parte abbiamo schegge punk rock che non risentono della mancanza delle chitarre, che graffiano e azzeccano ritornelli a presa rapida. Dall’altra ci sono testi che all’inizio potrebbero sembrare paraculi, ma che in realtà si pongono un gradino sopra rispetto a quelli di tanti colleghi perché antepongono l’esplicito all’ambiguo, a un coraggioso passo dal risultare addirittura respingenti. Si affonda il coltello nelle piaghe di una società fatta di Tv e internet (Lele Mora, Blues maiuscolo del maniaco su Facebook), si denunciano le leggi surreali della scena indipendente (Giovane musicista italiano, vecchio italiano, oppure C’è vita oltre Rockit), si prendono le distanze dalle pose artificiose (Carlo vs. il giovane hipster) e si shakerano simpatici riferimenti (Stella era una ballerina e stava sempre giù cita gli Interpol).Un’altra Italia è possibile?”

Luminal sul Mucchio Selvaggio di Giugno, recensione di Elena Raugei 

“È un disco destinato a colpire e dividere, Amatoriale Italia. Archiviati Canzoni di tattica e disciplina e Io non credo, i romani Luminal arrivano al terzo capitolo con stile rinnovato. Carlo Martinelli, Alessandra Perna e Alessandro Commisso, utilizzano voci, basso, batteria e armonica, affidandosi a registrazioni sovente in presa diretta, per tracciare un attualissimo affresco del nostro Paese. Ci riescono alla grande perché si affidano alla violenza pura, sia sonora, sia verbale. Da una parte abbiamo schegge punk rock che non risentono della mancanza delle chitarre, che graffiano e azzeccano ritornelli a presa rapida. Dall’altra ci sono testi che all’inizio potrebbero sembrare paraculi, ma che in realtà si pongono un gradino sopra rispetto a quelli di tanti colleghi perché antepongono l’esplicito all’ambiguo, a un coraggioso passo dal risultare addirittura respingenti. Si affonda il coltello nelle piaghe di una società fatta di Tv e internet (Lele Mora, Blues maiuscolo del maniaco su Facebook), si denunciano le leggi surreali della scena indipendente (Giovane musicista italiano, vecchio italiano, oppure C’è vita oltre Rockit), si prendono le distanze dalle pose artificiose (Carlo vs. il giovane hipster) e si shakerano simpatici riferimenti (Stella era una ballerina e stava sempre giù cita gli Interpol).
Un’altra Italia è possibile?”

C’è una casa in campagna dove andiamo a scopare
fra l’erbacce e la monnezza bruciata 
con tua sorella a succhiare
non potresti mai dire dove andiamo a parare
e che ci sono cose migliori migliori il sabato notte da fare
vorrei vederti ora
vorrei vederti ora
il cazzo sulla gola
il sangue sulle lenzuola
ora
succhia

sta’ zitta e succhia
“seconda parte:
dove venire a patti con le vostre debolezze, abbracciarle
capirle per quel che sono e dopo una catarsi emotiva, 
finalmente riuscire a perdonarvi
ah no, quello era un altro disco”
c’è una casa in campagna
dove andiamo a schizzare
tra l’erbacce e la monnezza bruciata
con tua sorella a strillare
non potresti mai dire
quanto sangue ha da dare
ed il colore della carne da dentro
cristo mi fa sballare
vorrei vederti ora
vorrei vederti ora
vestita già da suora
come in un porno vecchia maniera
succhia
sta’ zitta e succhia
ne uccide più la noia
che la droga
si muore di più per un posto fisso
che per una testa fracassata
vivi un po’ di più
godi un po’ di più
provaci un po’ di più
un po’ di più
che cos’altro hai da fare?

"Stamattina siamo stati a visitare la casa di Moravia, la casa dove ha vissuto dai 60 agli 80 anni, una normale casa borghese senza tutte quelle stronzate che ne avrebbero fatto una casa borghese, all’ultimo piano su Lungotevere della Vittoria (la casa dove Poli gli andava a fare visita quando ormai era rimasto solo e dove insieme si affacciavano a guardare le puttane). Pochissimi mobili, quindicimila libri, il salotto luminosissimo con quel capolavoro di ritratto fatto da Guttuso, quadri di Schifano e suoi ritratti ovunque, diaboliche maschere africane e il suo studio, scrivania e poltrona fatti da un suo amico ebanista, la macchina da scrivere, il telefono dove riceveva le telefonate di Fellini la mattina che lo chiamava per raccontargli i sogni che aveva fatto la notte precedente. E poi il letto con i vestiti, nessun manoscritto perché lui buttava tutto perché faceva errori di ortografia, e c’erano ancora tazzine e tazze e posate nella cucina che era rimasta sempre la stessa.
La mattina si svegliava presto per scrivere, si vestiva elegante anche se non doveva uscire e si faceva sempre la barba.
Quando erano giovani lui e la Morante facevano recensioni di film non mi ricordo per chi, ma lui non ci sentiva bene e lei non ci vedeva bene, e ‘ste recensioni a quanto pare erano un disastro.
Quando lo chiamava qualcuno cercava sempre di arrivare al punto, senza perdersi in chiacchiere. Era sentimentale quanto un ragioniere, schifava le ideologie e credeva in una sola cosa: l’anarchia dello spirito.
Questo paese non l’ha mai meritato."

Abbiamo incrociato Giuliano Ferrara in una famosa rosticceria a Trastevere.- Mi dai mezzo pollo arrosto e me lo fai a pezzettini che me lo mangio strada facendo?Epic.

Abbiamo incrociato Giuliano Ferrara in una famosa rosticceria a Trastevere.
- Mi dai mezzo pollo arrosto e me lo fai a pezzettini che me lo mangio strada facendo?
Epic.