Luminal (con intervista) | Rockambula
“Se fai discorsi seri ti dicono che sei presuntuoso, se dici cose in maniera chiara e semplice ti dicono che sei adolescenziale, se dici la verità ti dicono che sei qualunquista, se non dici nulla ti dicono che ti lamenti e basta. Consiglio uso massiccio di benzodiazepine, grappa, una preghierina a satana e un vaffanculo a mammà ogni tanto che fa sempre bene.”
Savonarola, Mietta e Frank-N-Furter intervistati per Radio Bombay
In cucina a casa di mio padre ascolto questo disco col telefono appoggiato sul tavolo della cucina
lui sembra assente, poi mi guarda e dice:
“Ah ma cos’è, il vostro disco?”
“No papà, non è il nostro disco.”
“Ma non sta parlando di morte?”
“LOL”
Poi, per rendere perfetto questo momento, abbiamo mangiato e ci siamo ubriacati in silenzio, fissando il vuoto.
C’è una casa in campagna dove andiamo a scopare
fra l’erbacce e la monnezza bruciata
con tua sorella a succhiare
non potresti mai dire dove andiamo a parare
e che ci sono cose migliori migliori il sabato notte da fare
vorrei vederti ora
vorrei vederti ora
il cazzo sulla gola
il sangue sulle lenzuola
ora
succhia
sta’ zitta e succhia
“seconda parte:
dove venire a patti con le vostre debolezze, abbracciarle
capirle per quel che sono e dopo una catarsi emotiva,
finalmente riuscire a perdonarvi
ah no, quello era un altro disco”
c’è una casa in campagna
dove andiamo a schizzare
tra l’erbacce e la monnezza bruciata
con tua sorella a strillare
non potresti mai dire
quanto sangue ha da dare
ed il colore della carne da dentro
cristo mi fa sballare
vorrei vederti ora
vorrei vederti ora
vestita già da suora
come in un porno vecchia maniera
succhia
sta’ zitta e succhia
ne uccide più la noia
che la droga
si muore di più per un posto fisso
che per una testa fracassata
vivi un po’ di più
godi un po’ di più
provaci un po’ di più
un po’ di più
che cos’altro hai da fare?
"Stamattina siamo stati a visitare la casa di Moravia, la casa dove ha vissuto dai 60 agli 80 anni, una normale casa borghese senza tutte quelle stronzate che ne avrebbero fatto una casa borghese, all’ultimo piano su Lungotevere della Vittoria (la casa dove Poli gli andava a fare visita quando ormai era rimasto solo e dove insieme si affacciavano a guardare le puttane). Pochissimi mobili, quindicimila libri, il salotto luminosissimo con quel capolavoro di ritratto fatto da Guttuso, quadri di Schifano e suoi ritratti ovunque, diaboliche maschere africane e il suo studio, scrivania e poltrona fatti da un suo amico ebanista, la macchina da scrivere, il telefono dove riceveva le telefonate di Fellini la mattina che lo chiamava per raccontargli i sogni che aveva fatto la notte precedente. E poi il letto con i vestiti, nessun manoscritto perché lui buttava tutto perché faceva errori di ortografia, e c’erano ancora tazzine e tazze e posate nella cucina che era rimasta sempre la stessa.
La mattina si svegliava presto per scrivere, si vestiva elegante anche se non doveva uscire e si faceva sempre la barba.
Quando erano giovani lui e la Morante facevano recensioni di film non mi ricordo per chi, ma lui non ci sentiva bene e lei non ci vedeva bene, e ‘ste recensioni a quanto pare erano un disastro.
Quando lo chiamava qualcuno cercava sempre di arrivare al punto, senza perdersi in chiacchiere. Era sentimentale quanto un ragioniere, schifava le ideologie e credeva in una sola cosa: l’anarchia dello spirito.
Questo paese non l’ha mai meritato."
Abbiamo incrociato Giuliano Ferrara in una famosa rosticceria a Trastevere.
- Mi dai mezzo pollo arrosto e me lo fai a pezzettini che me lo mangio strada facendo?
Epic.